Recensione: “Poirot a Styles Court” Agatha Christie

Sognatori bentornati nel mio angolino,

oggi vi parlo di un romanzo che entra di diritto tra i titoli che vanno letti almeno una volta nella vita perché ha dato vita ad uno degli investigatori più famosi al mondo, l’intelligentissimo Hercule Poirot. 

TITOLO
: Poirot a Styles Court
AUTORE: Agatha Christie
EDITORE: Mondadori
PAGINE: 206
Durante la Prima guerra mondiale, un giovane ufficiale inglese, ferito al fronte, viene invitato da un vecchio amico a passare la convalescenza nella sua residenza di campagna. Il soggiorno nella lussuosa dimora sarà però tutt'altro che tranquillo. La padrona di casa, matrigna dell'amico, ha infatti sposato un uomo di vent'anni più giovane di lei, e i figliastri, scavalcati nell'eredità, sembrano tramare qualcosa. La governante di casa è sicura che presto gli avvenimenti precipiteranno e, in breve, la profezia si avvera. La padrona di Styles Court viene avvelenata e i sospetti si accentrano subito sui membri della famiglia. Fortunatamente, nel paese c'è qualcuno che di delitti se ne intende: un buffo profugo belga dai grandi baffi. Fa così la sua prima apparizione Hercule Poirot, un personaggio destinato a rimanere alla ribalta della narrativa poliziesca per oltre mezzo secolo. Pubblicato per la prima volta nel 1920, Poirot a Styles Courtmostra tutta la straordinaria inventiva di una scrittrice che, fin dal suo esordio, rivela una mano esperta e sicura
Poirot a Styles Court  è il primo romanzo in cui compare il giovane investigatore belga Hercule Poirot, rifugiatosi in Inghilterra a causa della guerra.
La narrazione viene  affidata alla voce del il Capitano Arthur Hastings che ferito in guerra viene invitato a Styles Court dal figlio della proprietaria, suo amico di vecchia data.
Il suo soggiorno si rivela più sconvolgente del previsto perché la proprietaria Emily Inglethorp viene uccisa nella sua camera da letto. Subito i sospetti ricadono sul giovane marito Alfred Inglethorp, ma le cose non sono come sembrano e per sbrogliare la situazione serviranno le celluline grigie di Poirot.

Poirot a Styles Court è un giallo appassionante in cui il lettore si trova coinvolto negli intrighi che serpeggiano tra le mura della tenuta di Styles. Trame, interessi, tradimenti portano il lettore a dubitare di tutti i personaggi più vicini alla vittima.

Una delle cose che più sbalordisce è che nonostante la lunghezza quasi più da racconto che a romanzo la Christie riesca a costruire dei misteri avvincenti, senza risultare mai banale e al contempo caratterizzare tutti quelli che vi vengono coinvolti, dal protagonista ai personaggi secondari.
Se mi seguite sapete che io adoro il personaggio di Poirot e ciò che mi piace in lui è la sua unicità che a più di cento anni ancora lo eleva. Poirot getta le basi per lo stereotipo dell’investigatore eccentrico (che oggi ritroviamo in molte serie tv), intelligentissimo, ma enormemente fastidioso. Questo personaggio non è quello che oggi chiameremmo un action man; è un ometto buffo, dai modi distinti e fastidiosamente presuntuoso, dotato di acume e sarcasmo e che spesso manca di tatto verso gli altri.
Un eroe antipatico che affascina per la sua mente brillante.

La scelta di affidare la narrazione agli occhi ingenui di Hastings aggiunge quel tocco in più perché il caro capitano ci devia con le sue considerazioni distraendoci dai fatti, così quando Poirot lo riprende anche il lettore viene sgridato per essersi fatto fuorviare. Scovare il colpevole prima del finale è una vera impresa, ma è anche ciò che tiene incollati alle pagine.
E ve lo dice una che il libro lo aveva già letto!

Riguardo al finale una piccola curiosità.
Nell’edizione che ho letto sono presenti due conclusioni: quello classico che andò in stampa e quello originale, ovvero quello che l’editore chiese alla Christie di cambiare creando così un tipo di finale che ancora oggi tiene banco su libri e serie tv.
Non entro nel merito della trama perché pur essendo un libro di quasi un secolo fa svelare il finale di un giallo è pura cattiveria 😈 ma l’idea di tenere il monologo finale in quella che oggi conosciamo come una situazione classica dove il detective riunisce i colpevoli e spiega come si sono svolte le cose, ecco quello è merito della Christie e del suo Monsieur Poirot.
Nel finale originale la scena si svolgeva in tribunale con l’investigatore belga alla sbarra per testimoniare, ma avendo letto entrambe le versioni posso assicurarvi che quella “ufficiale” funziona assai meglio. In un’aula il monologo risulta poco credibile perché il ruolo centrale dovrebbe andare all’avvocato che interroga e non al teste, mentre all’interno del salotto della tenuta inglese c’è tutto lo spazio per dare risalto al momento di trionfo di Poirot, perché diciamolo ad Hercule piace la drammaticità della rivelazione finale, essere al centro dell’attenzione, tenendo il suo pubblico col fiato sospeso.

Per chi ama i gialli Poirot a Style è un delitto costruito con astuzia, un classico di questo genere da leggere assolutamente.


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