Recensione: "Io, il mio miliardario e il mio matrimonio" Mina Shepard

Ben ritrovati Sognatori in quella che vi preannuncio fin da subito sarà una recensione cattivella.
E visto che è da un po' che non le faccio, non nascondo che il mio lato oscuro si sta sfregando le mani.
Ma veniamo subito al sodo, perché ho veramente tanto da dire.

TITOLO: Io, il mio miliardario e il mio matrimonio
AUTORE: Mina Shepard
EDITORE: Addictive Publishing
PAGINE: 83
Se solo mi avessero detto che con LUI, la mia vita sarebbe stata così intensa… Frequentarlo è più avvincente di un viaggio in un paese esotico, più eccitante di una giornata di shopping all’inizio dei saldi, più pazzesco dell’aver vinto al lotto, più squisito di tutti i dolci al cioccolato, i millefoglie e i macaron riuniti in una sola pasticceria. Meglio di tutto quello che avevo conosciuto finora.
Ci sono talmente tante cose che non mi sono piaciute in questo libro che non so da dove iniziare.

Premetto che ho scaricato questo ebook secoli fa e solo perché era disponibile gratuitamente su uno store (mi sembra Feltrinelli, ma potrei sbagliarmi), dato che il mio sesto senso già mi aveva messo in guardia.
Ma vabbé.
Magari erano i miei soliti preconcetti, quindi dandogli il beneficio del dubbio l'ho scaricato e parcheggiato nel purgatorio delle letture da fare.

Poi, visto che in questo periodo preferisco letture leggere e poco impegnative, l'altra sera quando me lo sono ritrovato davanti ho pensato "Perché no?".
E, prima ancora di iniziare la lettura, sono cominciate le note dolenti perché mi sono ritrovata tra le mani un libro di 80 pagine.
E che c'è di male, vi starete chiedendo.
Nessuno se si fosse trattato di un racconto. Ma dato che il libro fa parte di una trilogia che in totale non raggiunge le 200 pagine, la cosa mi dà fastidio. Che senso ha dividere in tre quello che a mala pena per lunghezza sarebbe un romanzo?
La risposta, per come la vedo io, è alquanto ovvia e purtroppo non legata alla trama.
Forse sbaglio, ma la divisione di una storia su più volumi deve avere un senso, deve essere giustificata dall'esigenza di separare una trama ricca e articolata, dando comunque vita a libri che al loro interno hanno una struttura narrativa indipendente.
Basta guardare Il signore degli Anelli o, andando in un genere che idealmente è più vicino a questo, le Cinquanta Sfumature. Ogni libro ha un inizio, uno svolgimento che segue i canoni di genere ed una fine, aperta o chiusa che sia.
In questo racconto in realtà non succede niente di rilevante, non c'è uno sviluppo né della storia, né dei protagonisti e se proprio devo essere sincera l'unico senso che ho trovato a questa suddivisione è quello di far pagare cari i restanti due volumi che per essere composti rispettivamente da 70 e 63 pagine hanno un prezzo veramente eccessivo.
Poi per carità sono scelte dell'autrice, ma a me ha dato molto fastidio, al punto che solo questo sarebbe bastato per fermare qui la lettura.

Ma lasciamo da parte questi aspetti più tecnici e addentriamoci nel cuore del racconto.
La trama non brilla per originalità, ma nel romance più o meno le idee girano intorno agli stessi elementi chiave. Anzi se devo dirla tutta la storia avrebbe potuto anche essere carina, ma lo stile usato è orrendo.
E giuro vorrei usare un altro termine per descriverlo, ma questa è la parola che mi lampeggiava in mente mentre leggevo. La scelta delle parole, il modo in cui le frasi sono costruite, il registro scelto per la narrazione, sono tutti elementi che mi hanno fatto storcere il naso.
Come se non bastasse i personaggi sono superficiali, piatti e non hanno la minima caratterizzazione. Come conseguenza i dialoghi sono poco credibili e le voci dei personaggi non riconoscibili.
La storia è sviluppata per sequenze in cui l'autrice si occupa di alcune scene e ci racconta il resto in modo sintetico e descrittivo. Quindi non solo niente Show don't tell, ma la sensazione che ho avuto leggendo è quella di trovarmi davanti ad una scaletta, lo scheletro di un racconto da sviluppare.

Sulla storia d'amore sorvolo volentieri, perché ovviamente in 80 pagine non c'è materialmente lo spazio per andare oltre al più classico dei colpi di fulmine che lega all'istante i due protagonisti.
Ma forse la cosa che più mi ha infastidito è che leggendolo non mi ha trasmesso niente.
Ogni genere narrativo punta, o dovrebbe puntare, sul risvegliare determinate emozioni nel lettore: se leggendo un horror mi aspetto di spaventarmi e leggendo un thriller mi aspetto che l'ansia mi chiuda lo stomaco, con una storia d'amore mi aspetto di essere coinvolta, di avere il batticuore, di sciogliermi come neve al sole.
Se un romance non emoziona, c'è qualcosa che non funziona.
Poi chissà forse andando avanti, i restanti due capitoli avrebbero riservato emozioni e sconvolgimenti tali da farmi cambiare idea. Nella vita tutto è possibile, ma stavolta passo.

Per cui per quanto odi abbandonare una "serie", con questa trilogia io mi fermo qua. Mi è bastato e avanzato questo primo capitolo.


2 commenti:

  1. Ciao! Ogni tanto capita di imbattersi in romance piuttosto deludenti… come si suol dire, a volte l'amore non basta! :-) Anche a me è capitato, quindi ti capisco!

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