giovedì 27 aprile 2017

Segnalazione: "Fregiate virtù ed inconfessati vizi" di Monica M.

Buondì a tutti!
Che tempo fa dalle vostre parti?
Qui il cielo è grigio grigio e tira un vento freddo, insomma il tempo perfetto per leggere un bel libro spaparanzati sul divano con una tazza di tè fumante.
 
Oggi vorrei presentarvi il nuovo libro di Monica M., autrice che ho conosciuto grazie al suo libro Come un'isola (Se volete QUI trovate la recensione) e leggendo la trama direi che anche il suo nuovo lavoro sembra molto interessante.
 
 
Londra, 1813
Bello e tenebroso, raffinato dandy inglese, Lord Byron domina la scena nel prestigioso salone di Lady Heathcote ed il cuore di Lady Carolina Lamb, una volta sua amante. La donna, sorpresa dal marito invischiata in una sordida storia d’amore con il libertino, viene allontanata da Londra ma il fuoco della passione per l’amato non si affievolisce anzi divampa più che mai. Tornata in città si rende conto però che così non è per lui; egli l’ha già dimenticata. Furiosa per l’indifferenza mostrata da Byron, durante il ballo che li vede nuovamente vicini, Lady Lamb compie un gesto estremo: infrange un calice di cristallo e tenta di tagliarsi le vene, ottenendo da lui unicamente un insulto.
 
 
 
 
 

 
Ed ecco un piccolo assaggio dal testo
 
 La sua voce le giunse inaspettatamente alle spalle mentre ella si inoltrava nel corridoio. Nascosto dallo stipite della finestra e dal tendaggio era celato allo sguardo di Cècile Juliette che, avanzando, gli era passata alle spalle.
-Siete curiosa: i vostri occhi lo rivelano.- disse, palesandosi ed avanzando con quella sua andatura lievemente malferma verso la giovane.
-Le vostre amanti invece rivelano che siete pazzo… -rispose impertinente per celare l’imbarazzo ed ostentando un’ aggressività da difesa.
La risata di Lord Byron risuonò fuori luogo, essendo egli causa della tragedia appena sfiorata nella stanza accanto. Nonostante il buon inglese non sfuggì all’uomo l’accento francese della giovane. Con lo sguardo fisso nei suoi occhi avanzò e, vedendola indietreggiare, sorrise.




Cécile Juliette avvertì la stanza mulinarle attorno, una vertigine violenta che dominò a stento, afferrò la posata e ne spinse le affilate punte sulla coscia, così che quel dolore fisico soppiantasse quello dello spirito. Mentre il dolore diveniva sempre più intenso Cècile Juliette esercitava il suo volto a restar impassibile alle emozioni, simulacro necessario.
I giorni successi divennero detenzione per la giovane. Ogni risveglio si accendeva della speranza lui tornasse a farle visita, ogni tramonto affogava il miraggio nella delusione. Cècile Juliette si sorprese più volte alla ricerca del respiro che veniva a mancarle, ammonendo se stessa e la sua fragilità, possibile lui non la desiderasse? La sapeva lì eppure …
Avvertì quel vuoto minacciarla ancora, era come precipitar in se stessa, inghiottita da paure sconosciute, sentiva di aver una inaccessibile selva proprio dentro di lei, non bastava guardarsi allo specchio per conoscersi!

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