lunedì 7 novembre 2016

Recensione: "Vicini di letto" di Gina L. Maxwell

Le cose sono due: o sono io ad essere troppo puntigliosa o ultimamente i romanzi di questo genere mancano per buona parte di originalità.
Per una volta non posso neanche dire che è stata la quarta di copertina a trarmi in inganno perché si capisce che la storia è farcita di cliché. Ma visto che ormai l'ho letto tanto vale spiegare cosa non mi ha convinta di questo libro.
 
Aiden, dopo un lungo viaggio in sella alla sua moto, arriva ad Alabaster, una cittadina sperduta e bruciata dal sole nel Sud degli Stati Uniti. Da quando ha abbandonato il ring, in seguito a un episodio che lo ha sconvolto nel profondo, sente di non aver più niente da perdere né legami che lo trattengano a Boston. Così ha accettato di spingersi fin laggiù per tenere d’occhio una ragazza e restituire in questo modo un favore a un caro amico. Nessuno però l’ha avvertito che Kat è bella da mozzare il fiato. E oltretutto nei guai fino al collo. Mentre Aiden comincia a provare ogni giorno di più il desiderio di proteggerla e di stringerla a sé, nemmeno Kat è immune al fascino oscuro di lui e non può continuare a ignorare la passione che la consuma quando è al sicuro tra le sue braccia. Tuttavia Aiden sa che con lei deve andarci piano, perché Kat ha bisogno di tempo per abbandonarsi completamente e riuscire a superare i traumi della sua adolescenza e una minaccia incombente, che potrebbe costarle la vita. L’unico modo per salvarla è che Aiden salga di nuovo sul ring, anche se ciò per lui significa affrontare i fantasmi e gli incubi di quel passato che aveva giurato di non volere rivivere mai più. Ma questo è l’incontro da cui dipende il loro destino. Sottrarsi è impossibile, perché l’amore è troppo potente per lasciare posto alla paura.
 
Partiamo dai protagonisti che non potrebbero essere più stereotipati. Aiden è il solito bello e dannato, con tanto di fisico palestrato e tatuaggi, Kat la solita ragazza da salvare che, non serve neanche dirlo, farebbe impallidire una top model. Già qui ci sarebbe molto da dire, ma mi limiterò alla cosa che più mi ha dato noia.
Come precisato nell'introduzione dall'autrice, in questo libro si è cercata una atmosfera più seria caratterizzando i protagonisti con un passato difficile. In particolare Kat, avendo subito per anni abusi e violenze, porta i segni di ciò che ha vissuto. Il problema però è come questo background è stato gestito. Infatti con un passato fatto di abusi gravi, è impensabile che basti innamorarsi di un ragazzo per superare tutto. La sfiducia, i sensi di colpa, la mancanza di sicurezza a cui inizialmente si accenna, dovrebbero essere rafforzati dalla paura di un sentimento nuovo e non svanire nel nulla o quanto meno dare inizio ad un conflitto interno.
Vista la scelta di una passato così forte si sarebbe dovuto optare per un'evoluzione più verosimile e non far scadere tematiche importanti nelle solite banalità. In questo modo inoltre sembra che passi il messaggio che per superare certi traumi alle vittime sia sufficiente decidere di voler andare oltre, quando non è così. Voler guarire, voler guardare al futuro è un primo passo, ma non è l'unico e da solo non è sufficiente a permettere a chi ha subito abusi di riprendersi la propria vita.
 
Tanto per restare in tema di stereotipi parliamo dell'antagonista; il boss mafioso. Un applauso all'originalità!
Al cliché del malavitoso italiano non è stato aggiunto niente e lo dimostra il fatto che il personaggio non viene caratterizzato da azioni o comportamenti, infatti tutto ciò che fa contro i protagonisti è minacciarli con qualche blanda intimidazione.
 
Questo se vogliamo parlare per linee generali. Volendo entrare nei dettagli potremmo polemizzare a non finire. Ad esempio potremmo parlare della decisione di Kat. Ma come, c'è un malavitoso a cui devi soldi e tu ti nascondi in un paese di dieci anime cambiando solo nome? A maggior ragione se si considera che sei un tipo che attira l'attenzione solo respirando? Non era meglio perdersi in una metropoli con milioni di abitanti? Infatti perfino Aiden riesce a trovare Kat al primo tentativo e senza troppi sforzi.
 
Io posso capire che c'è il famoso patto lettore-scrittore, per cui io mi devo impegnare a credere a ciò che tu scrivi, però cavolo se si sceglie un certo contesto, poi la narrazione deve essere coerente la storia finisce per essere poco verosimile. Quello che mi fa più rabbia è che spesso in questo tipo di storie il potenziale c'è tutto, ma poi non viene sviluppato a pieno ripiegando su soluzioni più banali che portano ad un'evoluzione della storia già vista.
 
A parte questi "piccoli" dettagli, da un punto i vista stilistico Vicini di letto è una lettura semplice che scorre via velocemente. La storia ha un buon ritmo, non ci sono momenti di stallo, dato che l'attenzione viene tenuta sempre alta sia dalla storia tra Kat e Aiden, che dai guai della ragazza con i malavitosi.
Un libro che al massimo va bene per impegnare qualche ora, anche se non mi sento di consigliarlo.

DELUDENTE *
 
 
Titolo: Vicini di letto
Autore: Gina L. Maxwell
Editore: Oscar Mondadori
Pagine: 286
Prezzo: ebook prestito MLOL

4 commenti:

  1. Ciao Alysia, anch'io ho notato che certe storie presentano quasi sempre gli stessi clichè

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    1. Non dico di non usare i cliché, ma invece di piantarli lì come sono, si potrebbero poi far evolvere e sviluppare in modo originale! Uffi che rabbia! >_<

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  2. Ciao! Devo dire che mi hai proprio convinto a leggere questo libro... eh sì :-P
    Scherzi a parte, già gli stereotipi sono irritanti, ma poi... il mafioso italiano!! Aargh! Anche in "Uno splendido disastro" era presente, con delle caratteristiche preconfezionate...che fastidio! Comunque hai ragione, un libro perde parecchi punti quando tematiche come traumi o abusi sono trattate con superficialità...sembra quasi una presa in giro nei confronti di chi sta combattendo seriamente contro tutto ciò :-(

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    1. Infatti è una cosa che mi infastidisce. Se si fa la scelta di affrontare certe tematiche, poi bisogna avere la coerenza di svilupparle seriamente fino in fondo anche a costo di sacrificare qualcos'altro (tipo il mafioso italiano che potevano tranquillamente risparmiarselo)!

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