martedì 5 aprile 2016

Recensione: La custode di mia sorella Jojo Picoult

READING CHALLENGE
N° 17 - Un libro con più di 400 pagine
 
Qualche mese fa per caso, mi capita come spesso, mi sono ritrovata a guardare il film tratto da questo libro. Se non lo avete visto, vi consiglio assolutamente di guardarlo.
 
Anna non è malata ma è come se lo fosse. A tredici anni è già stata sottoposta a numerosi interventi chirurgici, trasfusioni e iniezioni in modo che la sorella maggiore Kate possa combattere la leucemia che l'ha colpita in tenera età. Anna è stata concepita con le caratteristiche genetiche che la rendono idonea a essere donatore di midollo per la sorella, ruolo che non ha mai messo in discussione ma che ora le diventa, di colpi, insostenibile. Perché nessuno le chiede mai il suo parere? Perché si dà per scontato che lei sia disponibile? Anna prende una decisione per molti impensabile e che sconvolgerà la vita di tutti i suoi cari: fa causa alla sua famiglia.

"La custode di mia sorella" è un libro capace di colpire e togliere il fiato. Fin dall'inizio colpisce e cattura, trascinando dentro una storia ricca di emozioni.
Nel mio primo ricordo, ho tre anni e sto tentando di uccidere mia sorella. Talvolta l'immagine è così nitida che sento ancora la federa ruvida sotto la mia mano, la punta affilata del suo naso che preme contro il mio palmo. Non aveva la minima probabilità di scamparla, ovviamente, eppure non funzionò. Entrò mio padre per rimboccarci le coperte e la salvò. Mi ricondusse a letto. "Faremo come se non fosse mai accaduto", mi disse.
 
L'intero universo della famiglia Fitzgerald sembra ruotare intorno ad unica cosa, la malattia di Kate. Brian e Sara non hanno tempo per occuparsi di Jesse e spesso sembrano curarsi della figlia più piccola solo in funzione della sorella. Ad Anna non è permesso di allontanarsi (nemmeno per il tempo di un campeggio) perché Kate potrebbe sentirsi male e aver bisogno di ricevere qualcosa da lei. E allora si ha l'impressione che venga considerata solo in funzione di ciò che potrebbe fare per la sorella, ed ogni volta questo le ricorda che infondo è per questo che è venuta al mondo, per salvarla.
La particolarità di "La custode di mia sorella" è la quantità di voci narranti. Non esistono personaggi secondari, perché tutti quelli coinvolti a turno prendono la parola e raccontano la propria storia. Il risultato è un racconto scomposto, ma allo stesso tempo armonico, dove passato e presente si intrecciano.
Tutti i personaggi sono costruiti con attenzione, senza idealizzazioni, ma con pregi e difetti ed è proprio questo a rendere le loro voci estremamente realistiche e toccanti. C'è Anna e la sua lotta per riottenere i diritti sul suo corpo, c'è Sara con la sua determinazione a far sopravvivere Kate, c'è Brian con i suo dubbi e la voglia di Jesse di venire ascoltato. Ma oltre a loro ci sono altre voci, altre storie che si intrecciano a quelle della famiglia Fitzgerald.
Tutti loro danno vita ad una trama intensa, centrata su emozioni confuse, dove giusto e sbagliato spesso vanno a braccetto.
 
La Picoult narra una storia che punta dritta al cuore e lo fa con grande realismo e maestria.
Senza volerlo mi sono trovata a spalleggiare Anna, a dispiacermi per Kate, ad odiare Sara per la cecità e l'ottusità che dimostra verso la figlia più piccola.
"La custode di mia sorella" è una storia che cattura. Il libro mi ha regalato le stesse emozioni del film, ma arricchite dai diversi punti di vista dei personaggi che raccontano e si fanno conoscere. Proprio grazie alla molteplicità di punti di vista il lettore ha la possibilità di comprendere la complessità della relazioni che lega i membri della famiglia Fitzgerald, ma per quanto leggendo sia arrivata a capire e a tratti ammirare la determinazione di Sara nel salvare Kate, è la storia di Anna quella che mi ha riempita di tristezza. Sapere di essere venuti al mondo non per amore o perché voluti, ma solo come fonte di "parti" da donare ad un altro, è una verità non facile da accettare. Fa rabbia leggere la storia di Anna e vedere come il desiderio di Sara nel salvare una figlia le impedisca quasi di vedere l'altra come persona a se stante. Perché se lei lotta per Kate, viene da chiedersi chi lotti per Anna e chi si occupi di Jesse.
Ma giudicare guardando da fuori è un'ipocrisia, un atto sbagliato e fin troppo semplicista.
 
La Picoult tratta questo argomento delicato senza peli sulla lingua e senza abbandonarsi ai melodrammi, con la cognizione di chi ha avuto una figlia malata per molto tempo.
Ho adorato il film e ancor più il libro. L'unico elemento che non li accomuna è il finale, che devo ammettere mi ha lasciata a bocca aperta, con occhi lucidi e un groppo in gola.
Ma oltre alla storia raccontata ciò che mi piace di questo libro (e che già avevo apprezzato nel film) è che offre la possibilità di farci domande importanti: cosa vuol dire essere dei bravi genitori? Fino a dove bisogna spingersi per salvare una vita? È moralmente giusto creare un essere umano in un laboratorio perché abbia determinate caratteristiche? Dov'è il limite?
Trovare un libro che sappia suscitare certe riflessioni, è come trovare un tesoro inestimabile; una fortuna rara che non bisogna lasciarsi scappare.
E voi cosa ne pensate? Avete visto questo bel film o letto il libro?
 
 

Titolo: La custode di mia sorella
Autore: Jojo Picoult
Editore: Corbaccio
Pagine: 408
Prezzo: € 6,99 (ebook)

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