sabato 23 gennaio 2016

Recensione: "Diario di una schizofrenica" di Marguerite A. Sechehaye

READING CHALLENGE
N° 65 - Un diario
 
"Il diario di una schizofrenica" è il racconto di una malattia terribile; la schizofrenia vista con gli occhi di chi l'ha vissuta: dal presentarsi dei primi sintomi  allo sprofondare negli abissi più profondi che la mente umana possa toccare.
Il testo risulta diviso in tre parti: una prefazione che fornisce alcune linee guida, il diario vero e proprio e poi una breve spiegazione data dall'analista che ha trattato il caso.
 
La prima parte, scritta da Cesare Musatti, serve a inquadrare brevemente l'approccio psicoanalitico con cui Renée, la paziente, è stata trattata. Vengono fornite a grani linee le nozioni teoriche della psicoanalisi (con i relativi limiti nel trattare il disturbo in questione), alcuni meccanismi psicopatologici riscontrati nel caso e brevi cenni sull'uso della realizzazione simbolica, grazie a cui Renée è stata trattata.
Ovviamente non occupando più di 37 pagine, questa premessa rappresenta solo una infarinatura superficiale, che può essere utile a chi, non conoscendo la materia, voglia capire alcune dinamiche presenti nel diario.
 
La parte centrale del testo, il racconto vero e proprio fatto da Renée, è decisamente la parte che preferisco. È un racconto straziante e bellissimo, pieno di angoscia e umanità.
La donna condivide, con estrema sincerità e schiettezza, il suo percorso all'interno della malattia che l'ha intrappolata fino ad annullarla. "Il diario di una schizofrenica" è il racconto della lotta di Renée contro un disturbo che la allontana ogni giorno di più dalla realtà, dal "bel mondo" che lei ama e da se stessa. È lo sprofondare in un abisso senza fondo che le sottrae tutto: l'amore, la sicurezza, la libertà.

È una  battaglia continua, quotidiana, scandita da un crescente senso di irrealtà, dal dolore e dall'angoscia che piano piano finisce per inghiottirla portandole via l'umanità.
Tra le espressioni che più si ripetono durante la narrazione ci sono le descrizioni della sofferenza e dell'angoscia che si affiancano ai sintomi e che la opprimono in modo sempre più pressante.
Mentre leggevo di questo suo progressivo disgregarsi, in mente avevo l'immagine di una persona intrappolata nelle sabbie mobili, che più si agita, più si affanna per salvarsi, tanto più velocemente affonda. La stessa cosa accade a Renée che più cerca disperatamente un appiglio, più tutto sembra scivolarle via tra le dita.
Ogni nuova manifestazione (l'irrealtà, l'angoscia, il Sistema, le voci...) le porta via un pezzo di sé e mano mano che il suo mondo psichico si sostituisce alla realtà, Reneé ne perde il controllo fino a rimanerne schiacciata.
Leggendo è impossibile non venire coinvolti dal dramma della malattia, non provare empatia con quel senso di paura, di incertezza, di disperazione che invade la protagonista. Quello che Reneé racconta ti risuona dentro, nel profondo, perché quegli stessi pensieri ed emozioni non ci sono estranei; tutti li abbiamo provati, anche se ovviamente non nella stessa intensità della donna.
Nonostante questa risonanza, rimane però difficile immaginare razionalmente il mondo della Luce in cui Renée è rimasta intrappolata e da cui solo il rapporto con la madre-analista ha potuto salvarla (nonostante gli alti e bassi).
 
Nell'ultima parte infine la parola passa alla psicoanalista di Reneè che in poche pagine da una spiegazione sommaria di come l'approccio usato sia servito a ricostruire l'Io disgregato della paziente portandola alla guarigione. La Sachehaye paragona l'Io della protagonista a quello di un bambino piccolo e sottolinea come, proprio seguendo le  fasi del normale sviluppo psicologico e grazie alla realizzazione simbolica, la paziente riacquisti lentamente la sua integrità ed indipendenza.
 
"Il diario di una schizofrenica" è un libro affascinante nel suo duplice aspetto di documento scientifico e umano.
La mente umana mi affascina da sempre (tanto da averne fatto il mio percorso di studi), è uno dei misteri di cui forse non sveleremo mai le infinite sfumature, e questo diario è di fatto una finestra rara sul mondo della patologia. Sentire il racconto dal punto di vista del paziente è diverso dal vedere la manifestazioni fisica del disturbo. La stessa Reneé infatti racconta di come spesso i dottori, ingannati dalle apparenze del suo comportamento, fraintendessero le sue intenzioni e sentimenti.
Ma anche se lo si considera solo da un punto di vista narrativo, questo diario è un racconto carico di emozioni e commuovente. È una lettura che mi ha fatto riflettere sull'immensità dell'animo umano, capace da un lato di toccare vette altissime, ma dall'altro capace di sprofondare in abissi di cupa disperazione capaci di cancellare ogni traccia di umanità.
"Diario di una schizofrenica" non è una lettura per tutti. Non perché il diario di per sé rappresenti particolari difficoltà da un punto di vista narrativo, ma per l'intensità dei contenuti emotivi espressi.
La prefazione e l'analisi finale non sono fondamentali per la comprensione del vissuto di Renée e potrebbero risultare noiosi ad alcuni, ma offrono uno spunto per chi desideri capire un po' più a fondo le dinamiche della malattia e della terapia psicoanalitica adottata.

 

Titolo: Diario di una schizofrenica
Autore: Marguerite A. Sechehaye
Editore: Giunti
Pagine: 147 + XXXVII di Premessa
Prezzo: € 9,50

2 commenti:

  1. Tra i vari generi di scrittura quella autobiografica mi attira molto, dopo la tua precisa recensione non posso che mettere in nota anche questo.

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    1. Non è una lettura leggera, ma se ti piace il genere, ti assicuro che ne vale la pena!

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